Estate 2016, cosa indossare? Non ve lo dico…

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Ieri stavo per scrivere un articolo su cosa indossare questa estate quando non si è ancora in vacanza, stavo per mettermi a dare consigli su cosa indossare e cosa no, su come stare freschi e mantenere una certa eleganza e stile e quali sono le tendenze dell’estate. Mi stavo pure impegnando a scrivere in modo da avere una buona SEO, poi, ho avuto una sorta di blocco dello scrittore e ho lasciato perdere.
Ieri sera, poi, ho ascoltato un’intervista e finalmente mi è tornato in mente perché ho aperto questo blog e come piace scrivere a me ed eccomi qui.
Oggi non so di cosa vi sto parlando, è un po’ un post con quattro chiacchiere per tenere compagnia a chi avesse voglia di leggere, come fanno le youtubers, accendono la telecamera e si raccontano.
Io mi sono appassionata alla moda quando ho scoperto per caso di essere una di quelle persone che definiamo cool hunter e questo è successo quando ancora non seguivo le sfilate, o almeno era molto difficile seguirle, aspettavo le nuove collezioni nelle vetrine e sulle riviste patinate.
Adesso che so come funzione, che ho capito il meccanismo sono quasi annoiata, le collezioni escono così in anteprima che mi sembra tutto vecchio e demodè.
Non so se sia il fatto che io vedo le sfilate e poi solo mesi dopo quei capi sono messi in vendita e si vedono su riviste e siti o se sia il fatto che ormai non c’è veramente niente di nuovo, insomma, c’è tanto e niente.

Il fast fashion ha cambiato molte regole ma, come avevo previsto, è tornata alla ribalta la moda anni ’90, quello stile sta spopolando molto e vedo che lo apprezzano soprattutto le ragazzine nate dopo il 2000, forse proprio perché per loro non sembra “già visto”, per quanto riguarda me, invece, mi guardo intorno e i capi mi ricordano qualcosa di già visto, già visto addosso a me, oppure in qualche vecchio video clip musicale o in telefilm cult come Sex and the city, Will & Grace o Beverly Hills 90210.

Parliamo invece un po’ di quello che mi sta piacendo, Philippe Plein, lo adoro, perchè? perché quello che fa è “stiloso”, lo definirei come mi piaceva definire Cavalli anni fa “tamarro con gusto”, cioè, pensateci, è facile fare un tubino nero,o un qualunque capo basic, la buona riuscita è dovuta alla tecnica sartoriale e al tessuto scelto, non tanto al buon gusto, allo stile; al contrario, creare qualcosa di appariscente e particolare che non sia too much ma che vi si avvicini molto non è per niente facile.
Cos’altro mi piace? Blake Lively, sempre, troppo bella, con un ottimo gusto e uno stile che ormai è diventato il suo marchio di fabbrica.
Poi adoro le stampe, soprattutto di fenicotteri ma anche ananas, cactus, colibrì e avocado…su costumi, t-shirts, abitini, calzini, shorts, scarpe…
Spero di non avervi annoiate, infine, voglio chiedervi una cosa, leggo sui social di gente che critica i fashion blogger accusandoli di “imporre agli altri come vestirsi” voi cosa ne pensate? vi infastidiscono i consigli di moda e stile o li reputate utili?

 

Io odio i curvy blog

Curvy, una parola, un milione di discussioni. Curvy, non si capisce bene cosa significhi. Curvy, odio questa parola, volete sapere perché? No, non mi stanno antipatiche le curvy (io sono curvy), no, non ce l’ho con quelle in sovrappeso, è che io ce l’ho con le etichette. Perché etichettare qualcosa? Perché mettersi in una determinata categoria o mettere altre persone in quella categoria?
In ogni caso, è una parola che sentiamo e leggiamo ogni giorno, quindi, ci tengo a parlarne, prima di tutto perché è in linea col mio blog essendo una tematica legata all’estetica e alla moda e secondo, non per importanza, perché è legato al mondo della salute e dell’alimentazione.
Partiamo dall’estetica, spesso per curvy si intendono donne, magre, ma formose; altre volte donne in sovrappeso, altre volte donne plus size.
Diciamo che per molto tempo non ci ho capito niente, poi mi sono convinta che la definizione più giusta fosse l’interpretazione che ne danno inglesi e americani, e cioè, “donna con le curve”, non “grassa”, “burrosa”.
Poi, però, cosa è successo?, tante donne, che nemmeno loro ci avevano capito niente, hanno iniziato ad “autoetichettarsi” e quindi ad autodefinirsi curvy, poi hanno aperto un blog e hanno iniziato a fare “terrorismo informatico”.
No, non sono hacker, sono semplicemente persone che sostengono che “grasso è bello”, “le ossa datele ai cani”, “mangia che stai per morire”, e si improvvisano esperte nutrizioniste, poi però, guai a fare un commento sul loro fisico, loro sono intoccabili, sono curvy e tu che parli male di loro sei “razzista” o “sessista” o “uno che fa le discriminazioni”, loro invece quando parlano male delle magre sono delle Wonder Woman.
Adesso non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ci sono stimate donne che si occupano di queste tematiche in modo serio e lottano contro i disturbi alimentari, si impegnano nel sociale per dare messaggi positivi alle ragazze più giovani ma anche a chi giovane non è più ma ha bisogno di aiuto.
Questo è il vero cardine del discorso, capire di aver bisogno di aiuto, troppo spesso, non ci si rende conto di avere un problema e si copre il proprio disturbo alimentare con l’etichetta curvy.
Ecco, è qui che volevo arrivare, curvy è un’etichetta inutile perché, chi è in salute e formosa è una “donna normale”, non curvy, mentre, chi ha problemi di peso (e non parlo di un semplice sovrappeso ma di sovrappeso grave o obesità), deve riconoscere di avere un problema alimentare lo stesso che ha una donna anoressica, solo all’opposto, ma pur sempre un problema, anzi, dietro un eccessivo peso possono nascondersi altri problemi di salute, come ad esempio disfunzioni ormonali (non sto qui ad elencarne altri o specificare perché non ne ho le competenze), e le conseguenze di un eccessivo peso sono ugualmente gravi (ossa che si deformano, problemi cardiaci).
Ora vi renderete conto che non sto parlando del rotolino ma di problemi seri, lo sto facendo perché dobbiamo imparare ad essere più sensibili, nei confronti di tutti, a non guardare le apparenze ma le problematiche reali, a non farci influenzare da chi ci critica e soprattutto a non farci etichettare.
Qualche chilo in più non è un problema, un fisico snello di costituzione o asciutto perché si fa sport non è un problema, la “panzetta” e il rotolino non sono problemi, se proprio non ci piacciono basta stare un po’ attenti a tavola e fare sport, ma solo per noi stesse, non per paura di sembrare “grasse” agli occhi degli altri.
La dieta?(quella dimagrante) Chi non ne ha bisogno e la fa è folle, ma è folle anche chi ne ha bisogno e non la fa.
L’unica dieta da fare è quella bilanciata, sana, ma uno strappo ogni tanto non fa altro che renderci felici e non c’è cosa più bella di una cena con gli amici o di un bel pranzo in famiglia, non rinunciati mai solo perché siete a dieta, è scortese anche per il bon ton presentarsi ad un pranzo e dire di essere a diete.
Ogni corpo è unico, ogni corpo ha la sua forma e, a meno che non siate anoressiche o obese (intesi come termini clinici di malattie reali) non preoccupatevi, amatevi!
C’è chi è magra, chi è grassa, chi è alta, chi è bassa, chi è longilinea chi rotonda, chi formosa, chi muscolosa, chi ha i capelli lunghi e chi ce li ha corti, chi ha gli occhi neri e chi ce li ha verdi, chi ha la pelle nera, chi bianca, non per questo dobbiamo mettere etichette alle persone.
Ognuna è bella a modo suo, se ci sono problemi di salute l’importante è riconoscerli e chiedere aiuto, ma, altrimenti, i problemi, perché crearseli???
Quindi, avete capito perché odio i curvy blog? Perché fanno sentire grassa chi è magra, etichettata chi è normale, strano ed eccezionale che una donna formosa possa fare la modella o l’attrice.
Miss curvy è stato aggiunto al concorso di Miss Italia, per molte è una conquista, per me no, infatti, proprio quest’anno la bellissima ragazza cilentana(come me) Vincenza Botti ha fatto il terzo posto avrebbe potuto vincere tranquillamente, perché non ha vinto? perché era curvy(nel suo caso magra con le tettone, il sogno di ogni donna) e più bassa delle altre, ora, dico io, perché se sei bella non puoi vincere Miss Italia? Perché devi vincere Miss Curvy? Perché quei centimetri in meno(nel caso dell’altezza) o in più ( nel caso delle forme) devono discriminarti?
Vi lascio con questa riflessione

Non capisco la differenza, qual è la curvy?

Non capisco la differenza, qual è la curvy?


E infine una carrellate di donne considerate curvy, che io ho sempre considerato “normali” (per normali intendo normopeso) e fantastiche.
Jennifer Lawence (Photo by David Livingston/Getty Images)

Jennifer Lawence (Photo by David Livingston/Getty Images)


Jennifer Lopez

Jennifer Lopez


Rita Ora

Rita Ora


Lady Gata

Lady Gata


Scarlett Johansson

Scarlett Johansson


Voi che ne pensate?

Fashion Blog e pubblicità

Si sa benissimo, senza soldi non si fa niente, (eccetto questo blog), tutti ne abbiamo bisogno, anche a chi non ne ha bisogno fanno sempre comodo e non si vive mangiando i “mi piace”, premesso questo importantissimo e spesso sottovalutato concetto, oggi vorrei parlare di un mezzo di finanziamento dei fashion blog, i partner o sponsor.

Ecco, a me, a volte, ci sono collaborazioni che fanno tanta tristezza, cioè, non è per parlare male di chi riceve molti regali o di chi guadagna bene col proprio blog (anzi, vorrei farlo anche io), il concetto è un altro, in giro, si vedono blogger “semifamose”, sponsorizzate da brand ancor meno famosi che si ritrovano il blog che somiglia al vecchio Carosello, si ritrovano ad andare agli eventi con quella maglia misto-acrilico che proprio non c’entra niente con loro o con l’occasione e si ritrovano a dover indossare scarpe di plastica o al contrario, indossare una pelliccia che non avrebbero mai comprato, solo per poi fare la foto e taggare quel determinato brand sui social.

Non sto parlando di blogger come la Ferragni, facile bersaglio di tutti e ormai troppo famosa per poter rientrare in questo discorso (insomma per lei è troppo tardi), sto parlando di ragazze che gestiscono splendidi blog tutte da sole, che hanno molto talento nella scrittura e buon gusto nel vestire, sto parlando di ragazze in gamba che per qualche regalo o misere somme si ritrovano a dover stravolgere il loro lavoro o addirittura a ridicolizzarlo, a nascondere il proprio stile e il gusto personale.

Io non sono contraria alla pubblicità sul blog o ad avere dei partners, anzi, sono molto favorevole, ma, come per tutte le cose ci devono essere delle condizioni,ecco qui quelle che reputo importanti:

  • prima di tutto il partner deve essere legato agli argomenti trattati nel blog, ad esempio, non avrebbe senso su un beauty blog l’inserzione di un gommista, questo andrebbe a scapito dell’immagine del blog e degli affari dell’altro;
  • seconda cosa, la filosofia del brand deve essere compatibile con gli ideali del blogger in modo da evitare situazioni del tipo “amo questa nuova borsa in pelle marca X” in una didascalia di una foto seguito da articolo su quanto sia importante scegliere l’ecopelle.
  • terzo, possibilmente i brand sponsorizzati dovrebbero essere gli stessi utilizzati dal blogger o magari brand che indosserebbe.

Penso che questi passi siano fondamentali perché non rispettandoli si passa dall’essere blogger ad essere semplicemente un media, un modello/a, ma questi sono altri lavori.

Ora, non dico che se amate Chanel dovete accettare o pretendere solo partners “di lusso”, ma nemmeno potete dire amo Chanel e poi vestire ai franchising del Centro Commerciale con capi Made in China perché allora non amate affatto Chanel.

COERENZA

Buon Week end

La mia Milano Fashion Week

Da poco si è conclusa la Milano Fashion Week, ahimè, io l’ho trascorsa a casa, ma, in diretta streaming.

Per questa fashion week, ho appunto deciso di fare un esperimento, dovendo rimanere a casa, e sapendo comunque che avrei seguito le sfilate via Internet mi sono imposta di recensirle brevemente e pubblicarle in tempo quasi reale.

Ogni giorno postavo 4 articoli, ognuno con 3 sfilate e 3 foto per ogni sfilata, specifico ora, anche se avrei dovuto farlo prima che non ho scelto le foto dei miei look preferiti ma sceglievo le tre foto prendendo quelle che reputavo più significative e più rappresentative della collezione.

Risultato? Il primo risultato è che non sono riuscita ad andare fino in fondo, mi mancano le sfilate dell’ultimo giorno e del penultimo giorno ho ancora qualche sfilata in bozza, come ad esempio quella di Dolce & Gabbana.

Cosa penso di questo mio lavoro svolto? Credo proprio che non si ripeterà più, ho fatto tutto in fretta e non ho avuto alcun apprezzamento per aver offerto review quasi in tempo reale, forse perché, molti che leggevano nemmeno si rendevano conto della velocità di pubblicazione.

Inoltre mi sono annoiata perché non ho scelto io le sfilate di cui parlare, io infatti, di solito non parlo delle sfilate, o comunque lo faccio solo quando lo reputo importante, e cioè, quando mi piacciono particolarmente o quando non mi piacciono per niente o magari quando fanno discutere tutti.

L’unica cosa bella è stato guardare le sfilate in streaming, è sempre piacevole visto che si vede tutto bene e in tempo reale comodamente da casa.

Per il resto, il mio blog tornerà alle origini, ripeto, questo era un po’ un esperimento, riprenderò ad occuparmi di beauty, discuteremo un po’ di ecobio, e poi, riprenderò a parlarvi dei miei outfit riproducendoli con Polyvore (non ho il fotografo mi arrangio così), e ho ancora in serbo tante novità, curiosità e consigli e soprattutto parleremo di nuovo di STILE più che di MODA.

Happy.

xoxo Iolanda

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Moda: la corsa contro il tempo

Visto il periodo di fashion week, viste le chiacchiere che scambiavo con un amico, ho riflettuto su una cosa, volevo parlarvene già da tempo e adesso mi sono decisa, la corsa alla sfilata che oggi c’è e prima non c’era.

Per chi non lo sapesse, ma ormai lo sanno tutti, faccio una premessa importante, le settimane della moda, almeno le più importanti, si tengono a Parigi, Londra, New York e Milano, due volte l’anno, durante il mese di febbraio e durante il mese di settembre.

A febbraio, quindi con la primavera alle porte, non viene presentata la collezione primavera/estate, ma la collezione per l’inverno successivo, quella primavera/estate è già stata presentata l’autunno precedente.

Di conseguenza, a settembre, non viene presentata la collezione autunno/inverno, che è già stata presentata a febbraio, ma viene presentata la collezione per la primavera/estate dell’anno successivo.

Ad esempio, le collezioni appena uscite per la stagione primavera/estate 2015 sono state presentate durante le fashion week nel settembre 2014, mentre a febbraio 2015 le collezioni che sfilano sono quelle dell’autunno/inverno 2015/2016. Spero sia tutto più chiaro ora.

Detto questo, vi dico cosa ne penso io.

In passato, tutto questo rimaneva dietro le quinte, solo gli addetti ai lavori se ne occupavano, gli stilisti avevano i loro tempi per lavorare e poi presentare e poi toccava alla stampa e poi alle vendite, c’era un ciclo ben preciso.

La collezione era nota nel momento dell’uscita, salvo per qualche piccola anteprima che offriva la stampa sulle riviste e tutto sembrava “nuovo”.

Oggi, con l’avvento del web, dei social e delle fashion blogger è cambiato tutto, le sfilata sono visibili in streaming, quindi in tempo reale sul web, i backstage sono pubblicati sui social dalle modelle, dagli stilisti, dai make up artists e altri addetti ai lavori, insomma, tutto questo ha reso possibile il lavoro di fashion blogger comodamente da casa, tutto questo fa una grande pubblicità agli stilisti e permette di reinventare lavori “moderni”, ma fa davvero bene alla moda?

Correre dietro le collezioni è ormai quasi impossibile e suppongo che, anche le riviste siano in difficoltà, infatti ormai hanno tutte un blog sul loro sito ufficiale.

La moda giova di tutto questo? A livello mediatico forse si, ma a livello di qualità?

Facciamo un po’ di esempi, adesso, io, dovrei scrivere delle sfilate che si stanno tenendo e quindi delle collezioni per il prossimo inverno, oppure delle collezioni primavera estate? cosa vuole leggere il pubblico?

Supponiamo che io ora parli delle collezioni invernali, a settembre cosa farò? ne riparlerò o dovrei limitarmi a quelle primaverili? e chi leggerà i miei articoli farà confusione?

Io penso che tutto questo porti gli stilisti a rendere le sfilate degli show di cui parlare, sempre più degli eventi social, facendo passare la collezione in secondo piano e prediligendo lo spettacolo.

Prendiamo ad esempio Jeremy Scott con Moschino, la sua Barbie-collezione, a settembre chi non ne ha parlato? conclusione, se n’è parlato così tanto che io quando ho fatto il mio articolo sulla primavera/estate 2015 nel momento in cui ho menzionato Moschino mi sono fermata un attimo a pensare se stessi facendo bene, convinta di parlare di qualcosa di ormai sorpassato.

La mia preoccupazione è che, gli stilisti facciano, non più collezioni con stile e con gusto, ma collezione che facciano parlare, in modo da invogliare le blogger a scrivere articoli e pubblicare foto.

Insomma, chi fa i reportage in tempo reale,secondo voi, si ammazza di fatica per una giusta causa o inutilmente? Era meglio prima quando c’era il tempo di analizzare e scoprire con calma le collezioni o oggi che possiamo guardarle e giudicarle subito? E soprattutto, secondo voi, tutto questo beneficia la moda e gli stilisti accrescendo la loro pubblicità o li penalizza facendo sembrare le loro collezioni già vecchie il giorno dell’effettiva uscita?

 « Non era una sarta, ma una creatrice di moda: ”Per prima cosa io non disegno” ripeteva: ”non ho mai disegnato un vestito. Adopero la mia matita solo per tingermi gli occhi e scrivere lettere. Scolpisco il modello, più che disegnarlo. Prendo la stoffa e taglio. Poi la appiccico con gli spilli su un manichino e, se va, qualcuno la cuce. Se non va la scucio e poi la ritaglio. Se non va ancora la butto via e ricomincio da capo… In tutta sincerità non so nemmeno cucire. »

Sofia Gnoli, Un secolo di moda italiana parlando di Coco Chanel

Parigi, haute couture, blogger e prossimi post…

Ho aspettato la fine della Parigi Fashion Week dedicata all’ haute couture primavera  2015, non ho scritto niente durante, volevo prima vedere tutte le sfilate, farmi qualche idea, per restare informata, oltre a tenere sotto controllo il sito di Vogue leggevo anche articoli di mie colleghe, blogger “vere” che con i loro siti ci guadagnano, che vengono invitate a molte sfilate, e, devo dire la verità molte mi hanno delusa, non perché il loro lavoro fosse fatto male, anzi, piuttosto per la mancanza di senso critico, i commenti erano sempre “fantastico”, “geniale”, “li indosserei tutti”, “ci ha stupite anche stavolta”, “abiti da sogno”…ecc ecc, insomma, le spiegazioni sono due, o le pagano, o parlano bene di tutti con la speranza che prima o poi qualcuno le noti e le inviti a qualche sfilata più “importante” o le invii qualche borsa firmata da poter indossare in qualche servizio fotografico.
I gusti sono gusti, non è detto che ciò che a me non piace non possa piacere ad altri, però non può piacerti tutto.

Non so ancora se scriverò articoli relativi alle sfilate che si sono da poco tenute, diciamo che, quando non le guardo dal vivo mi annoia un po’ parlarne, però mi piace comunque esprimere il mio parere e ancora di più analizzare i look per scoprire cosa diventerà di moda, per questo preferisco scrivere sul pret à porter. Sono felice di essere obiettiva, se devo parlare di qualcuno o qualcosa che non mi piace preferisco non parlarne più che dirne falsità o cose che non penso.

Ora passiamo un po’ a qualche anticipazione sui prossimi post…

diciamo che mi concentrerò per un po’ sulla moda maschile, Gucci e il nuovo direttore creativo Alessandro Michele e Rick Owens e la sua collezione che ha fatto tanto discutere…

 

 

 

 

Storie di una famiglia fashion

Più persone conosco che si occupano di moda, più storie e notizie leggo, più mi convinco di una cosa che, in fondo, ho sempre pensato, il buon gusto non si compra.

Coi soldi puoi comprare bei vestiti, anche un’istruzione su come abbinarli ma il buon gusto, lo stile, sono innati e allora io ringrazio la mia famiglia.

A volte, quando guardo abiti di haute couture penso alla mia nonna che non c’è più, Iolanda, si chiamava come me, lei era una sarta, era la sarta ufficiale del paese e la ricordo ancora quando col metro al collo tratteggiava i modelli col gesso sui tessuti.

La ricordo a cucire con la sua bella Singer, qualla tanto vecchia da essere antica, quella a pedale tutta in legno e metallo, bellissima. Quando ero bambina non capivo, non apprezzavo quell’oggetto e le dicevo sempre che avrebbe dovuto comprarne una elettrica come quella della mia mamma, che con quella avrebbe fatto più in fretta e lei mi rispondeva che con quelle non si trovava bene, che era troppo veloce, che non riusciva a controllare bene il pedale come faceva con la sua.

Ricordo ancora che non vedevo l’ora che completasse qualcosa in modo da poter prendere gli avanzi di stoffa e fare i vestiti alle mie Barbie, così, con i vestiti lunghi da sera che facevo avrei potuto giocare al red carpet.

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Papà mi racconta sempre che, nonostante loro non fossero una famiglia ricca, lui e i suoi fratelli erano sempre i bambini vestiti meglio di tutti e, diciamo che questa cosa un po’ se l’é portata.

Posso vantare un papà che è un esemplare raro, e cioè un animale da shopping, uomo, ed etero; me lo invidiano tutte.

Quando le mie amiche dicevano “sono andata a fare shopping con mamma” e io, “sono andata a fare shopping con papà” era sempre, stupore e poi invidia.

Lui sarebbe capace di intere estenuanti giornate a girare per negozi, l’importate è che possa fare una decente pausa pranzo, solo quello.

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E poi lui ha sposato la mia mamma, lei non lo sa me è sempre stata un’icona di stile, a volte guardo le sue foto o scovo tra vecchi vestiti capi favolosi, come un tailleur pantalone blu di Valentino o un completo in seta e con ricami in lurex che ancora custodisce gelosamente, e la sua pelliccia, che lei non usa da tanto ormai e che comprò ingenuamente, mi disse un giorno “andavano di moda, all’epoca non eravamo informate sulla crudeltà, tutte ne volevano una” e Rihanna l’anno scorso durante le feste natalizie ne sfoggiò una uguale alla sua.

Lei dice che quando era ragazza non c’era il benessere e soprattutto il consumismo di adesso e quindi aveva pochi pezzi, un paio di gonne, due o tre magliette o camicette, un pantalone e un paio di golfini erano il suo guardaroba, ma guardando le sue foto era vestita sempre bene, sempre in modo particolare.

Lei ha molto stile, il bello è che non lo sa, infatti quando va in giro per negozi vuole sempre che io l’aiuti ma la verità è che quando è lei a consigliare me non sbaglia mai.

La mia mamma comprava scarpine e vestitini assurdamente belli per me e mia sorella ma non ce li metteva quasi mai perché amava farci stare comode e così andavamo a scuola con le famose tute colorate di Benetton e scarponcini caldi e comodi in vera pelle.

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Poi c’è la mamma della mia mamma, Antonietta, che ho sempre chiamato nonna Tetta, ricordo che da bambina, quando veniva a fare spese con noi per me era un incubo, chiedeva continuamente se i vestiti che sceglievo fossero di cotone, lei è allergica a molti tessuti sintetici, come me.

Crescendo però, piano piano, ho iniziato a capire quanto lei fosse fashion.

A parte che veste sempre in modo impeccabile ancora oggi, ma, i regali che si faceva fare da nonno quando erano fidanzati consistevano in guanti, foulard e ombrelli, insomma, tutti accessori molto chic.

Qualche anno fa, credo estate 2009, le tute ancora non le indossava nessuna, parlo delle tute intere top e pantalone, non delle tute sportive, io dovevo andare ad una comunione, ne vidi una ed essendo una novità mi colpì subito, la provai e nonna disse subito “prendila, sembra un abito da sera” e infatti, quest’anno le tute sono state sdoganate anche sul red carpet da Lanvin e dall’estate scorsa le producono tutti i brand low cost. Insomma, la nonna prevede pure le tendenze.

Quando acquistai il mio primo foulard glielo stavo mostrando e lei mi chiedeva “è quadrato?” e io, che lo avevo acquistato solo perché mi piaceva la fantasia non ci avevo fatto caso se lo fosse oppure no, per fortuna lo era, solo dopo ho collegato Hermès-Carré, Carré-Quadrato, ecco spiegato tutto, lei si che ne capisce di cose chic, il vero foulard deve essere quadrato, altrimenti è una stola o qualcos’altro.

un carré di Hermès

E io? io vi ho già raccontato dei sandali dorati che ho preteso per ogni estate tra i due e i sette anni, vi ho già raccontato dell’abito con le rose blu che portai con me in negozio per scegliere le scarpine della giusta tonalità di blu a soli 4 anni, non vi ho raccontato però l’aneddoto del cappello.

Andammo a fare shopping per me, la maggior parte delle cose le sceglieva mamma, mi scelse una scamiciata invernale in tweed blu scuro con quadretti fini bianchi, vidi che in negozio c’era un cappello coordinato, un basco, il cappello però era venduto separatamente e forse costava più del vestito, non vollero comprarmelo e io piansi per tutta la notte e tutto il giorno seguente, non lo avevo mai fatto prima e non l’ho mai più fatto per nient’altro (tranne che adesso che sono grande con le scarpe, non piango ma ci penso per notti intere quando ne desidero un paio), risultato, papà la sera dopo tornò da lavoro col cappello e io lo conservo ancora anche se non mi sta più.

Insomma, io a parte essere capricciosa e sempre disposta a comprare cose nuove, ho anche un altro aneddoto da raccontarvi, più che un aneddoto è il motivo che mi ha spinto verso il mondo della moda, l’illuminazione che mi ha fatto capire che io un po’ ci sono portata.

Andavo ancora alle scuole superiori, era febbraio e a febbraio si è ormai stufi dell’inverno, a me a febbraio viene una gran voglia si mare, sandali e minigonne, quella mattina non ero andata a scuola e pensavo proprio a quando sarebbero arrivate le cose primaverili nei negozi, ero annoiata di vedere sempre le stesse cose, pensai a un paio di sandali, li disegnai e dissi “quest’estate ne vorrei un paio così”, disegnai il modello e immaginai sopra una bella placchetta oro cromata per dargli luce, a fine marzo, eccoli lì, erano in vetrina, erano della Guess ed erano uguali al mio disegno, o meglio, uguali a come li avevo immaginati, li comprai, li ho usati tantissimo, li ho conservati e forse quest’anno li riprenderò perché mi sa proprio che torneranno di moda.

sandali dorati

Ultimo week end di shopping prima di Natale

No, non vi ammorberò con una lista di desideri o idee regalo come fanno tutti, non vi dirò comprate questo o quello alla mamma, al fidanzato, all’amica.

Foto scattata da me al cc Porte di Roma

Foto scattata da me al cc Porte di Roma

Lo shopping, si sa, è personale, e si basa su una cosa importantissima, i fondi monetari a disposizione.
Potrei fare una lista di oggetti fantastici qui sotto ma se poi non si possono comprare allora la lista sarà per pochi eletti, se invece metto idee regalo economiche o fatte in casa potrei passare per tirchia.
Insomma, fare regali secondo me è una cosa delicata, gli oggetti banali non fanno sbagliare ma sicuramente sono senza effetto sorpresa, i regali costosi sono graditi ma potrebbero mettere in difficoltà chi non ha potuto contraccambiare con qualcosa di altrettanto costoso.
I regali beauty poi, si dice che con quelli non si sbaglia mai, che sono sempre graditi, è vero, soprattutto per le donne, però bisogna fare attenzione coi profumi, potrebbero seriamente non piacere o addirittura dare fastidio, o coi colori del trucco, la commessa potrà dirvi che la vostra amica bionda starà benissimo con quel colore ma a lei potrebbe non piacere anche se è adatto a lei più del colore che usa di solito e che ama.
Per l’abbigliamento bisogna fare attenzione oltre che ai gusti di chi riceverà il regalo anche alla taglia, è comunque preferibile non acquistare jeans o scarpe che è sempre meglio misurare.
Affidatevi alle confezioni natalizie che spesso sono convenienti e già presentate in un bel packaging, fate attenzione a non farvi scappare offerte e promozioni fatte da profumerie, altri negozi o siti on line, se acquistate on line meglio farlo con largo anticipo.

Foto scattata da me al cc Roma est

Foto scattata da me al cc Roma est

Mi raccomando, soprattutto, la cosa più importante è fare i regali col cuore, perché vi fa piacere e non perché siete obbligati.
Buon week end di shopping a tutti.