Curiosità e storie dal mondo della moda

Oggi tante curiosità su famose It Bag, parleremo di una borsa che rischiava di non nascere, un’altra destinata originariamente ad altro uso e infine una borsa di Vuitton ideata da Coco Chanel, sono sicura che la conoscete benissimo ma non credo che avete indovinato di quale si tratta. Leggete per scoprire tutto.

La Lariot di Balenciaga, oggi indiscussa It Bag, apprezzata da un ampio pubblico di tutti gli stili e tutte le età, oggetto del desiderio di molte, rischiava di non essere prodotta.

La storia è andata più o meno così, siamo nel 2000 e Nicholas Ghesquière, all’epoca direttore creativo di Balenciaga, aveva appena presentato il prototipo della borsa che era stato scartato, quando, ad una sfilata, le modelle, compresa Kate Moss, la notarono.

La borsa, scambiata per un pezzo vintage, era bramata da tutte le modelle che furono felici quando scoprirono che era un prototipo della maison, l’entusiasmo però si spense in fretta quando scoprirono che non sarebbe mai stata prodotta.

Ghesquière decise allora di farne produrre 25 da regalare alle modelle. Il successo che ha avuto è dimostrato dal fatto che non hanno potuto fare a meno di produrla, ancora oggi è tra le borse più apprezzate e disiderate.

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Noè, il famoso secchiello di Louis Vuitton, quello che proprio in questo ultimo periodo è tornato di gran moda, in realtà non è nato proprio per farne l’uso che ne facciamo adesso, infatti non fu commissionata da una donna ma da un signore che produceva champagne.

Era il 1932 e la richiesta non fu molto usuale, la borsa doveva essere elegante ma abbastanza robusta e capiente da poter contenere 5 bottiglie di pregiato champagne.

Monsieur Vuitton accontentò il cliente, oggi, la borsa esiste ancora, è di gran moda e in molte varianti, non la usiamo più per mettere lo champagne, ma nel secchiello Noè più grande, ancora in produzione, entrano ancora 5 bottiglie, 4 in piedi e una al centro col tappo rivolto verso il basso.

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Molte icone francesi hanno influenzato altri stilisti francesi nel corso degli anni, questo però è forse il primo esempio di una “collaborazione di moda” simile a quelle che conosciamo oggi.

L’icona è lei, Coco Chanel, che nel 1925, commissionò una borsa a Louis Vuitton, quella che oggi si chiama Alma.

All’epoca esisteva solo in versione da viaggio ma Chanel ne chiese una in versione più piccola, un formato da giorno per usarla personalmente.

Nel 1930 Vuitton iniziò a produrle regolarmente, oggi è ancora in produzione, ma questo lo sapete già.

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Per oggi è tutto.

Spero che queste curiosità sul mondo della moda e la sua storia vi siano piaciute.

Le conoscevate già?Fatemi sapere nei commenti.

Se vi appassionano le curiosità e la storia della moda e non avete ancora letto gli altri miei articoli allora andate alla sezione del blog “curiosità” ne troverete tanti altri dove parlo della suola rossa Louboutin oppure della scatolina blue di Tiffany.

Fatemi sapere quale storia vi ha incuriositi di più.

 

 

 

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Forse non tutti sanno che…curiositàsul mondo della moda 5

Vi ho fatto attendere molto per questo nuovo post delle curiosità, ma ce ne sono così tante ed interessanti che ogni volta è difficile selezionarne tre.

Oggi parliamo di oggetti di culto, capi e accessori molto amati, che non sono nati proprio per essere destinati al fashion ma con gli anni lo sono diventati.

Iniziamo con un accessorio, molto amato, molto famoso, che molti uomini e donne possiedono o desiderano, i famosi occhiali “a goccia” o meglio i Ray Ban modello Aviator.

Per raccontare questa storia dobbiamo tornare indietro di quasi un secolo, nel 1920, quando un Luogotenente Generale appassionato di traversate in pallone aerostatico ne richiese la progettazione dopo aver subito danni alla vista a causa della sua passione.

I primi occhiali a goccia si chiamavano “Ray Ban Anti-glare” e cioè “che bandiscono i raggi anti abbaglio” ed erano pensati proprio per gli aviatori americani.

Solo nel 1937 il brevetto venne depositato, e solo in seguito nacquero nuovi modelli e nuove varianti di lenti. Per l’ingresso dei Ray Ban Aviator nel mondo della moda dobbiamo aspettare però gli anni ’50 che, grazie al cinema, li hanno fatti conoscere in tutto il mondo.

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Il generale Douglas Mac Arthur

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Jim Morrison

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Tom Cruise in Top Gun

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Johnny Depp in Paura e delirio a Las Vegas

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Alcune versioni più attuali dei Ray Ban Aviator

La seconda curiosità riguarda un capo, oggi simbolo dell’abbigliamento “casual di lusso”, posseduto anche da chi non ha mai praticato lo sport per cui è nata,  la polo Lacoste.

La polo è stata letteralmente inventata dal tennista francese René Lacoste per giocare a tennis e in quel periodo, parliamo dell’inizio del XX secolo fu una vera e propria rivoluzione, infatti, prima della polo, si giocava a tennis in giacca e cravatta.

Lo stesso Lacoste la indossò per la prima volta nel 1926, lui l’aveva chiamata “jersey petit piqué”.

Il coccodrillo apparve in seguito, nel 1927, facendo guadagnate a Lacoste il soprannome de “l’alligatore”.

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René Lacoste

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Lacoste - Runway - Mercedes-Benz Fashion Week Fall 2015

NEW YORK, febbraio 2014, Meerchedes Benz fashion Week, sfilata per la collezione autunno inverno 2015/2016

La palette colori delle polo Lacoste

 

Infine, oggi, vorrei parlarvi di un’altro capo, molto più giovane rispetto alla polo Lacoste, nato nel 1995, il pantalone del brand “made in Bologna” Jackerson.

Il pantalone è caratterizzato da toppe in alcantara sulle cosce, colori e accostamenti di tessuti originali e da un fit unico.

La particolarità sono appunto le toppe, ma, da dove nascono? Alcuni raccontano che questi pantaloni siano nati per giocare a golf, in realtà questo capo non è nato per lo sport, ma presenta questa caratteristica data la passione per il golf dei suoi fondatori, insomma, un po’ il contrario di quello che succedeva all’inizio del secolo scorso.

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Per oggi è tutto, spero che questo post sia stato interessante, vi lascio i link delle curiosità pubblicate in passato per chi se le fosse perse…

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Forse non tutti sanno che…curiosità sul mondo della moda 4

Tornano i miei amati articoli con piccole curiosità che non tutti conoscono, eccovene altre nuove tre, e per chi si fosse perso le precedenti eccovi i link 1, 2, e 3.

Cominciamo:

La famosa giacca Chanel, imitatissima, senza colletto o bavero, minimale e lineare con 4 tasche sul davanti, nacque nel 1954, quando madame Chanel aveva ormai 71 anni.

La giacca, da decenni simbolo incondizionato di femminilità, si ispira in realtà a un taglio di giacca maschile ed era pensata per dare libertà nei movimenti, grande novità per la moda di allora.

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A model displays 22 October 1990 in Paris a white/

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Parliamo ancora di giacche e sfatiamo un mito, quando si parla di Armani una delle prime cose che viene in mente è “classico”, in realtà, Giorgio Armani ha rivoluzionato molte cose, prima di tutto la giacca, in gergo si dice che l’ha destrutturata, in pratica ha tolto imbottiture e supporti e ha modificato taglio e posizione dei bottini in modo da rendere una giacca, originariamente maschile e con una precisa struttura, un capo morbido che potesse accompagnare i movimenti del corpo femminile, la giacca, quella morbida e comoda, senza spalline, di cui tutte ne abbiamo almeno una nell’armadio, in pratica l’ha inventata lui.

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Il trench coat Burberry è ormai un capo basic dei nostri guardaroba, forse non abbiamo l’originale, ma chi non ha un trench.

Molti, però, non sanno che, come la maggior parte delle cose di uso comune oggi e tutte le più grandi invenzioni,  è nato per uso militare.

La vera “invenzione” però è il tessuto con cui viene confezionato, il gabardine, in questo caso gabardine di cotone, lo inventò Thomas Burberry nel 1879 ed è caratterizzato dal fatto che i fili di ordito (quelli che formano il tessuto insieme alla trama) hanno una densità doppia rispetto ai fili della trama, questa particolarità rende il tessuto impermeabile e antivento.

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 « Non era una sarta, ma una creatrice di moda: ”Per prima cosa io non disegno” ripeteva: ”non ho mai disegnato un vestito. Adopero la mia matita solo per tingermi gli occhi e scrivere lettere. Scolpisco il modello, più che disegnarlo. Prendo la stoffa e taglio. Poi la appiccico con gli spilli su un manichino e, se va, qualcuno la cuce. Se non va la scucio e poi la ritaglio. Se non va ancora la butto via e ricomincio da capo… In tutta sincerità non so nemmeno cucire. »

Sofia Gnoli, Un secolo di moda italiana parlando di Coco Chanel

La lista dei desideri di chi ama la moda #1: le borse

La mia lista non è una specie di lista della spesa, è più un vorrei, ma ancora di più la lista dove svelo gli “oggetti del desiderio” di molte.

Chi mi segue sa che non amo le cose firmate a prescindere e che quando acquisto non lo faccio per la marca, anche se ho i miei brand preferiti e, diciamo così, di fiducia, in questa lista però, ci saranno oggetti del desiderio alcuni di super lusso, che non mi posso di certo permettere ma che mi piacerebbe avere per un motivo o per un altro.
Ecco qui, vi racconto cosa e perchè.

In questa prima parte voglio partire dalle borse, mi piacerebbe averne una collezione, ecco quali sarebbero i pezzi.

La Birkin di Hermès

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La borsa è nata dalla richiesta dell’attrice Jane Birkin, dalla quale prende il nome, allo stilista Dumas, lei voleva una borsa per il week-end capiente e comoda che fosse allo stesso tempo bella e femminile.
La Birkin bag ha superato la fama dell’attrice da cui prende il nome, è un oggetto del desiderio per eccellenza e per molte resta solo un desiderio dato il prezzo stratosferico. Victoria Beckham ha una grande collezione di Birkin in molte varianti e dimensioni.

La Kelly di Hermès

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Questa borsa prende il nome “nientepopodimenoche” da Grace Kelly,che la rese celebre nel secondo dopoguerra, e non ci sarebbe da aggiungere niente visto che, come la donna da cui prende il nome, è sinonimo di eleganza e femminilità, ma fate click qui così vi svelo qualche curiosità di questo classico senza tempo.

La 2.55 di Chanel

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Nata dall’estro creativo di Coco Chanel con l’obbiettivo di creare una borsa elegante, adatta alle serate di gala e femminile che però lasciasse le mani libere e fosse pratica.
Simbolo della “donna moderna” e dinamica degli anni ’50, oggi è una delle borse più desiderate al mondo. Nel corso degli anni ha subito alcune piccole modifiche, come il logo che funge da chiusura, idea di Karl Lagerfeld.

La Bamboo di Gucci

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Ve ne ho parlato anche qui. , essendo nata negli anni ’40 a causa di mancanza di materiali lussuosi per me è un simbolo. Oggi esiste in vari modelli accomunati solo dal manico in bamboo all’originale, resta comunque un’icona, una borsa che urla al mondo che le idee possono nascere anche nei momenti più bui, e sopravvivere nel tempo mantenendo la loro semplicità.

Un Fendi della linea Selleria

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Alla fine degli anni ’30 nacque la collezione Selleria, aveva la particolarità di essere composta da borse realizzate in Cuoio Romano e lavorate con tecniche rubate ai maestri sellai. All’epoca il modello di punta fu la “doctor’s bag”.

Oggi la linea Selleria include molti modelli iconici di Fendi come la “Baguette” o la “Peekaboo” che vengono realizzati con quelle antiche tecniche artigianali interamente a mano. Sono vere opere d’arte, assolutamente da avere.

Un baule Louis Vuitton

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Si, lo so, un baule non è una borsa, ma Vuitton per me è un marchio a parte, più che storico io lo reputo proprio “antico”, quindi il mio sogno sarebbe possedere almeno un baule antico originale di fine ‘800.

Storie di una famiglia fashion

Più persone conosco che si occupano di moda, più storie e notizie leggo, più mi convinco di una cosa che, in fondo, ho sempre pensato, il buon gusto non si compra.

Coi soldi puoi comprare bei vestiti, anche un’istruzione su come abbinarli ma il buon gusto, lo stile, sono innati e allora io ringrazio la mia famiglia.

A volte, quando guardo abiti di haute couture penso alla mia nonna che non c’è più, Iolanda, si chiamava come me, lei era una sarta, era la sarta ufficiale del paese e la ricordo ancora quando col metro al collo tratteggiava i modelli col gesso sui tessuti.

La ricordo a cucire con la sua bella Singer, qualla tanto vecchia da essere antica, quella a pedale tutta in legno e metallo, bellissima. Quando ero bambina non capivo, non apprezzavo quell’oggetto e le dicevo sempre che avrebbe dovuto comprarne una elettrica come quella della mia mamma, che con quella avrebbe fatto più in fretta e lei mi rispondeva che con quelle non si trovava bene, che era troppo veloce, che non riusciva a controllare bene il pedale come faceva con la sua.

Ricordo ancora che non vedevo l’ora che completasse qualcosa in modo da poter prendere gli avanzi di stoffa e fare i vestiti alle mie Barbie, così, con i vestiti lunghi da sera che facevo avrei potuto giocare al red carpet.

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Papà mi racconta sempre che, nonostante loro non fossero una famiglia ricca, lui e i suoi fratelli erano sempre i bambini vestiti meglio di tutti e, diciamo che questa cosa un po’ se l’é portata.

Posso vantare un papà che è un esemplare raro, e cioè un animale da shopping, uomo, ed etero; me lo invidiano tutte.

Quando le mie amiche dicevano “sono andata a fare shopping con mamma” e io, “sono andata a fare shopping con papà” era sempre, stupore e poi invidia.

Lui sarebbe capace di intere estenuanti giornate a girare per negozi, l’importate è che possa fare una decente pausa pranzo, solo quello.

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E poi lui ha sposato la mia mamma, lei non lo sa me è sempre stata un’icona di stile, a volte guardo le sue foto o scovo tra vecchi vestiti capi favolosi, come un tailleur pantalone blu di Valentino o un completo in seta e con ricami in lurex che ancora custodisce gelosamente, e la sua pelliccia, che lei non usa da tanto ormai e che comprò ingenuamente, mi disse un giorno “andavano di moda, all’epoca non eravamo informate sulla crudeltà, tutte ne volevano una” e Rihanna l’anno scorso durante le feste natalizie ne sfoggiò una uguale alla sua.

Lei dice che quando era ragazza non c’era il benessere e soprattutto il consumismo di adesso e quindi aveva pochi pezzi, un paio di gonne, due o tre magliette o camicette, un pantalone e un paio di golfini erano il suo guardaroba, ma guardando le sue foto era vestita sempre bene, sempre in modo particolare.

Lei ha molto stile, il bello è che non lo sa, infatti quando va in giro per negozi vuole sempre che io l’aiuti ma la verità è che quando è lei a consigliare me non sbaglia mai.

La mia mamma comprava scarpine e vestitini assurdamente belli per me e mia sorella ma non ce li metteva quasi mai perché amava farci stare comode e così andavamo a scuola con le famose tute colorate di Benetton e scarponcini caldi e comodi in vera pelle.

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Poi c’è la mamma della mia mamma, Antonietta, che ho sempre chiamato nonna Tetta, ricordo che da bambina, quando veniva a fare spese con noi per me era un incubo, chiedeva continuamente se i vestiti che sceglievo fossero di cotone, lei è allergica a molti tessuti sintetici, come me.

Crescendo però, piano piano, ho iniziato a capire quanto lei fosse fashion.

A parte che veste sempre in modo impeccabile ancora oggi, ma, i regali che si faceva fare da nonno quando erano fidanzati consistevano in guanti, foulard e ombrelli, insomma, tutti accessori molto chic.

Qualche anno fa, credo estate 2009, le tute ancora non le indossava nessuna, parlo delle tute intere top e pantalone, non delle tute sportive, io dovevo andare ad una comunione, ne vidi una ed essendo una novità mi colpì subito, la provai e nonna disse subito “prendila, sembra un abito da sera” e infatti, quest’anno le tute sono state sdoganate anche sul red carpet da Lanvin e dall’estate scorsa le producono tutti i brand low cost. Insomma, la nonna prevede pure le tendenze.

Quando acquistai il mio primo foulard glielo stavo mostrando e lei mi chiedeva “è quadrato?” e io, che lo avevo acquistato solo perché mi piaceva la fantasia non ci avevo fatto caso se lo fosse oppure no, per fortuna lo era, solo dopo ho collegato Hermès-Carré, Carré-Quadrato, ecco spiegato tutto, lei si che ne capisce di cose chic, il vero foulard deve essere quadrato, altrimenti è una stola o qualcos’altro.

un carré di Hermès

E io? io vi ho già raccontato dei sandali dorati che ho preteso per ogni estate tra i due e i sette anni, vi ho già raccontato dell’abito con le rose blu che portai con me in negozio per scegliere le scarpine della giusta tonalità di blu a soli 4 anni, non vi ho raccontato però l’aneddoto del cappello.

Andammo a fare shopping per me, la maggior parte delle cose le sceglieva mamma, mi scelse una scamiciata invernale in tweed blu scuro con quadretti fini bianchi, vidi che in negozio c’era un cappello coordinato, un basco, il cappello però era venduto separatamente e forse costava più del vestito, non vollero comprarmelo e io piansi per tutta la notte e tutto il giorno seguente, non lo avevo mai fatto prima e non l’ho mai più fatto per nient’altro (tranne che adesso che sono grande con le scarpe, non piango ma ci penso per notti intere quando ne desidero un paio), risultato, papà la sera dopo tornò da lavoro col cappello e io lo conservo ancora anche se non mi sta più.

Insomma, io a parte essere capricciosa e sempre disposta a comprare cose nuove, ho anche un altro aneddoto da raccontarvi, più che un aneddoto è il motivo che mi ha spinto verso il mondo della moda, l’illuminazione che mi ha fatto capire che io un po’ ci sono portata.

Andavo ancora alle scuole superiori, era febbraio e a febbraio si è ormai stufi dell’inverno, a me a febbraio viene una gran voglia si mare, sandali e minigonne, quella mattina non ero andata a scuola e pensavo proprio a quando sarebbero arrivate le cose primaverili nei negozi, ero annoiata di vedere sempre le stesse cose, pensai a un paio di sandali, li disegnai e dissi “quest’estate ne vorrei un paio così”, disegnai il modello e immaginai sopra una bella placchetta oro cromata per dargli luce, a fine marzo, eccoli lì, erano in vetrina, erano della Guess ed erano uguali al mio disegno, o meglio, uguali a come li avevo immaginati, li comprai, li ho usati tantissimo, li ho conservati e forse quest’anno li riprenderò perché mi sa proprio che torneranno di moda.

sandali dorati

Forse non tutti sanno che…curiosità sul mondo della moda 3

Rieccoci con un nuovo appuntamento dedicato alle curiosità, oggi parleremo dell’ingresso del nero nella moda, di un’iconica borsa e della famosa “suola rossa”.
Pronte? Via…

Il nero, fino a quasi un secolo fa, era riservato esclusivamente ai domestici e ai lutti, poi, la svolta, “Metterò le donne in nero” esclamò Gabrielle Chanel nauseata dalle mise variopinte delle donne all’opera, e fu così che nacque il leggendario e senza tempo tubino nero, e in seguito molti altri black look.
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L’iconica borsa Kelly di Hermès prende il nome dalla stupenda Grace Kelly che l’ha sfoggiata in molte occasioni, ma forse questo già lo sapevate, infatti non è questo che voglio raccontarvi ma voglio dirvi a cosa si ispira.
La sua forma, che oggi ci fa pensare subito all’eleganza, quella lineare, minimale e raffinata è in realtà ispirata a quella delle borse da sella, l’idea fu appunto quella di ricreare una borsa come quelle da sella ma molto più piccola in modo da poter essere utilizzata come borsetta e direi che ci riuscirono molto bene.
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Dulcis in fundo, la suola rossa delle mitiche Louboutin.
Tutto è nato grazie ad uno smalto rosso, erano i primi anni ’90, dopo aver disegnato la sua collezione, Cristian Louboutin aveva tra le mani una scarpa che era appena stata prodotta e non lo convinceva affatta.
Lui stesso racconta in un libro a lui dedicato che non capì subito cos’aveva che non andasse quella scarpa, ma, tempo dopo, all’improvviso, l’illuminazione, “la suola nera”, era la suola nera che non andava, istintivamente strappò il flacone di smalto rosso dalle mani della sua assistente e lo rovesciò sulla suola.
“Grazie al colore la scarpa prese vita” il resto lo conosciamo già.
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Spero che anche questa “puntata” sia stata interessante e spero di avervi rivelato qualcosa che non sapevate già, se vi siete persi gli scorsi post, eccoli qui, primo e secondo.

un bacio